Stai vivendo nel metaverso, è solo che ancora non lo sai

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Il concetto di Metaverso è stato coniato da Neal Stephenson, autore sci-fi, decenni fa. Abbiamo raggiunto qualche punto di svolta significativo nel nostro viaggio verso questo sogno?

Immaginati la vita di una delle tante famiglie che recentemente ha dovuto trasferirsi a causa della pandemia. In particolare, i figli devono andare in una nuova scuola, devono fare nuovi amici e devono farlo indossando maschere che gli nascondo il volto stando a metri di distanza sul terreno di gioco. La distanza sociale, come implica il termine, non è il massimo per creare nuove forti relazioni sociali.

Fortunatamente però hanno un mondo dove si possono abbracciare, saltare e correre insieme. Dopo la scuola, si incontreranno nel mondo virtuale Brookhaven, una città digitale dove puoi esplorare all’interno dell’universo Roblox. Quando si tratta di costruire rapporti con altri giocatori, quali vestiti indossare, possedere veicoli e abitazioni che è possibile acquistare all’interno di questa app ecco che tutto ciò diventa molto più importante rispetto a cosa effettivamente stanno indossando a scuola, l’auto dalla quale scendono o la casa dove effettivamente vivono.

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Ultimamente si è sentito parlare spesso del Metaverso, ne ha parlato Mark Zuckerberg ripetutamente dichiarando che costruire un mondo virtuale è la prossima grande ambizione della sua azienda.

Inoltre l’annuncio di Horizon Workrooms avvicina questa ambizione alla realtà. La domanda giusta da farsi è: perché adesso? Il concetto di Metaverso è stato coniato dall’autore sci-fi Neal Stephenson decenni fa e i tecnologi ne scrivono ad intermittenza da allora.

Ma Facebook non è la sola grossa azienda a dichiarare di avere questa ambizione, basta vedere ad esempio questo tweet di Epic Games nel 2019 oppure questo meraviglioso saggio di Matthew Ball pubblicato all’inizio del 2020. Abbiamo raggiunto qualche punto di svolta significativo nel nostro viaggio verso questo sogno?

Credo che la risposta sia affermativa e credo che il punto di svolta sia duplice. Prima di tutto, una pandemia devastante ha portato moltissimi ad adottare sempre più il lavoro da remoto.

Compagnie come Facebook stanno scommettendo sul fatto che ci sarà un aumento degli uffici che si affideranno alla realtà virtuale e agli avatar digitali per creare connessioni e recuperare parte della scintilla che proviene dalle interazioni faccia a faccia. Una moltitudine di strumenti digitali allo scopo di migliorare la qualità e l’immediatezza del lavoro a distanza.

In secondo luogo vediamo un interesse sempre maggiore per i cosiddetti artefatti digitali come gli NFTs (non-fungible tokens). La maggior parte di noi vive già in un Metaverso a vari livelli, la sua crescente presenza nelle nostre vite sarà favorita da un lento accumulo di mondi e beni digitali che mettono radici sempre più profonde nel nostro sé personale e sociale.

Risorse digitali uniche con un valore monetario potenzialmente enorme si sono liberate dai mondi nascosti creati dalle società di gioco e si sono affermate sul Web.

L’ascesa dell’economia cripto ha generato nuove forme di valuta e oggetti da collezione, consentendo ai creativi nuovi modi di monetizzare e incoraggiando gli umani a fare ciò che gli viene naturale: andare alla ricerca di nuovi modi per far cresce il proprio capitale sociale e finanziario.

L’inquietante diffusione del metaverso

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Il Metaverso dorme dentro la vita quotidiana in maniera diversa a seconda di chi sei.

Se per esempio sei un eremita che vive in una casetta di legno, circondato solamente da alberi nel bel mezzo di un bosco enorme allora i tuoi contatti con il Metaverso sono inesistenti. Spendi ogni istante della tua giornata nel tentativo di sopperire ai tuoi bisogni di base: cibarti e ripararti. La vita per te assomiglia molto a quella della serie Tv Alone, per intendersi.

Che dire invece di un anziano cittadino che è cresciuto nell’epoca prima di internet?
Magari spende tanto tempo lontano dallo schermo dello smartphone quanto di fronte ad esso… o forse di più. Giocare a bridge con i suoi amici è importante così come il numero di mi piace sui post occasionali che pubblica su Facebook.

Ma potresti anche essere una nonna che spende tanto tempo a postare su Facebook quanto ad innaffiare le piante. La conversazione intorno ad una figura anonima come Q, che non ha una forma materiale, potrebbe essere la tua massima guida in questi giorni. Senza accorgertene, hai permesso ad un’entità interamente digitale di diventare il centro della tua vita.

Ora, prendiamo il caso che tu sia un millennial come me, nato tra il 1981 e il 1996, generazione Y. Crescendo, mi importava molto dei videogiochi perché ci giocavo con i miei amici ma dovevamo essere nella stessa stanza per goderci l’esperienza multiplayer e ci importava delle cose reali che qualcuno possedeva fisicamente, non dei vestiti che indossavano i personaggi del videogioco. Non ho mai pagato soldi per possedere carte digitali in un gioco come Hearthstone, ho amici che lo hanno fatto ma il loro scopo è aiutarli a godersi il gioco e non a fungere da status symbol per gli altri che incontro online.

Tuttavia, ormai, buona parte della mia identità è legata al mio status o alla sua mancanza, sui Social Media. Se ci rifletto attentamente lo trovo veramente assurdo ma si può forse negare che questo sia un dato di fatto? Desideriamo ardentemente attenzione e adulazione lì, anche se arriva sotto forma di Mi Piace da sconosciuti.

Potresti credere che gli NFT siano un fuoco di paglia, ma il valore degli artefatti digitali è cresciuto da decenni. Gli adolescenti capiscono i soldi che possono guadagnare scambiando spade e scudi virtuali in Word of Warcraft o vendendo campane che hanno raccolto in Animal Crossing. I migliori giocatori di eSport come League of Legends guadagnano stipendi a sei e sette cifre. E le persone ben al di fuori del mondo della tecnologia stanno pagando per i momenti su NBA Top Shot, dando loro la proprietà di una GIF.

Sto ancora lottando per accettare che un pezzo di pixel possa valere milioni, ma i miei figli non avranno le stesse riserve.

Gli oggetti digitali e le interazioni virtuali hanno avuto lo stesso significato dei giochi o dei giocattoli del mondo reale. Gli adulti, percependo opportunità o semplicemente curiosi di creare ed esplorare, si stanno avventurando in questa stessa mentalità.

Ho molti amici e conoscenti nel mondo dei media e della tecnologia che sono entrati più a fondo nel Metaverso. Hanno speso migliaia, anche decine di migliaia di euro per i loro avatar digitali. Raccolgono e scambiano NFT, che hanno valore per loro come investimento e segnale del proprio status sociale. Il valore del mercato NFT continua a crescere.

Gli NFTs estendono la logica che ha guidato il valore degli oggetti nei video giochi.

Significa creare artefatti digitali ma evitare di limitarli ad un solo universo di un singolo videogioco.

Significa renderlo qualcosa che può essere utilizzato attraverso il web e dargli almeno l’apparenza di un oggetto unico e singolare tokenizzandolo. Certo, chiunque può copiare e incollare il tuo avatar scimmia annoiata da 50 mila dollari o il pinguino grassoccio in PNG. Ma solo tu puoi rivenderlo.

Una vita vissuta online

C’è una visione grandiosa di una rete di mondi virtuali completamente realizzati in cui gli utenti si connettono come avatar credibili e portano le loro vite digitali tra VR, AR e IRL.

Non è così che vive la maggior parte delle persone oggi ma ci stiamo muovendo in questa direzione in cui la maggior parte della vita quotidiana viene mediata attraverso mondi e personaggi digitali ogni anno che passa.

Sembra probabile che, prima entri nel Metaverso, maggiori sono le possibilità che contenga un significato profondo e duraturo con l’avanzare dell’età.

Mentre le connessioni virtuali erano un’ancora di salvezza durante un blocco pandemico, quando vedersi di persona era pericoloso, sono preoccupato dalla ricerca che indica che gli adolescenti la cui vita quotidiana è dominata dalle loro interazioni sociali online hanno maggiori probabilità di sperimentare la depressione.

Tuttavia sembrano esserci anche dei giovani che nuotano controcorrente: comprendono i rischi e rifiutano una vita vissuta completamente online.

Una nuova ricerca indica che la connessione tra una vita vissuta online e le lotte per la salute mentale potrebbe non essere così significativa come affermato dai primi lavori.

La pandemia è stata un potente promemoria del fatto che le videochiamate e i giochi multiplayer possono fornire solo così tanto sostentamento sociale.

Quando sarà sicuro riunirsi di nuovo, penso che vedremo un’ondata di attività offline. Nel frattempo, i mattoni per il Metaverso continuano a essere gettati nelle fondamenta.

Il vero dramma di tutto questo è la coscienza umana: qui su Idea Builder pensiamo che questo cambiamento sia inevitabile, è impossibile fermarlo ma crediamo sia importante gestirlo e controllarlo.

Ma come si può controllare tutto questo? Come è possibile?

Il primo passo è prenderne coscienza! Pensiamoci un attimo: non esiste ancora una vera e propria educazione culturale per affrontare questo cambiamento. A scuola o all’università non te lo insegnano!

Sembra quasi che la società stia subendo passivamente questa trasformazione senza rendersene conto ma gli effetti sono immensi!

Il secondo passo è quello di acquisire competenze che ti permettano di mettere le mani in pasta: la tecnologia deve essere un mezzo al servizio dell’uomo. È necessario riappropriarci della tecnologia oppure dobbiamo essere pronti a subirne le terribili conseguenze.

Chiudo questo articolo con questa piccola riflessione: se una volta questi argomenti riguardavano la ristretta nicchia dei nerd oggi tutti dovrebbero averne un’infarinatura di base ed il motivo è semplice: ormai riguarda proprio la vita di tutti.

Facci sapere i tuoi pensieri sul Metaverso e dove lo vedi diventare più concreto nella tua vita. Ne parliamo nei commenti.

2 commenti su “Stai vivendo nel metaverso, è solo che ancora non lo sai”

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